Musashi

10 febbraio 2017
Aldo Angeli

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Affrontai un altra salita per poi scendere a valle. Lì, ormai in discreto vantaggio rispetto al gruppo, mi fermai in uno spiazzo come da programma. Scartai una barretta al cioccolato e pensai a CC :
<<Devo dire che Cristoforo Colombo lo ringrazio di cuore. Dal nuovo continente che ha scoperto sono arrivate in Europa piante e frutti sconosciuti. La cioccolata è un alimento perfetto per il metabolismo di un atleta. Tanta gente si preoccupa per la linea o l’acne, come se il grasso o i brufoli dipendessero dalla cioccolata in sé e non da un suo consumo eccessivo o dalla mancanza di sport. La cioccolata contiene sodio, vitamine, calcio, ferro, potassio fosforo, e addirittura caffeina, feniletilammina e serotina e non dimentichiamoci che, prima e dopo uno sforzo intenso, fornisce un apporto energetico, ha un effetto tonificante e antidepressivo. Insomma, il succo è questo: mangiati questo schifo di barretta e non rompere i coglioni.>> Arrivò il giorno di gara….mi voltai una seconda volta per vedere meglio. In effetti c’erano degli inseguitori, ma si trovavano a circa un chilometro di distanza. Il percorso in bicicletta era vario, quattro salite intervallate da tratti piani. Sulle due ruote potevo dire la mia, e in effetti mi accorsi che l’andatura del primo non mi sfiancava. Devo prendermi qualche rischio? Questi quattro sono forti a piedi, oppure stanno dando il massimo sulle due ruote perché nella corsa hanno dei limiti? Un triathleta è il coach di se stesso. Anche i professionisti, quelli che durante la preparazione sono seguiti da un allenatore, che hanno studiato una strategia insieme a lui, in gara si ritrovano a prendere autonomamente decisioni cruciali: non c’è una squadra che ti ricorda la tattica di gara come nel ciclismo, al tempo non c’era modo di ricevere suggerimenti istantanei dall’allenatore. Il problema è che la voglia, la generosità e i piani prestabiliti non sempre aiutano, anzi. Ci si misura con se stessi, la decisione di tirare, di stare davanti o di inseguire comporta una ricaduta sulle proprie energie. Saper leggere il momento è fondamentale, ma è una cosa che riesce a pochi. Riflettevo quando, senza apparente motivo, mi ricordai di un libro che mi aveva prestato un mio amico, era di un giapponese, un certo Musashi. Quel tipo parlava di scherma giapponese, di tecniche con le armi e cose così. Ma nel farlo illustrava dei principi universali. Ciò che mi tornò in mente fu una sua riflessione sulle spade portate dai samurai, una lunga e una corta; quei guerrieri combattevano usando solo la prima, dato che la seconda era più che altro un’arma cerimoniale. Bene, quel tipo si inventò una nuova scuola nella quale si utilizzavano entrambe le lame, alla base di ciò aveva messo una semplice considerazione: sarebbe stato stupido e disonorevole venire sconfitti avendo ancora una spada nel fodero. La cosa valeva anche per me, mi facevo duemila problemi, tenendo un arma nel fodero: le mie qualità in bici. Spinsi senza esagerare, portandomi in prima posizione. Gli altri si adeguarono. Dare il massimo dove sai e giocarla dove speri….una bella gara niente da dire e niente da ritirare sul palco.

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